Sembra la storia di un film, e in un certo senso lo è. E’ quella di Mokra Gora, in Serbia, dove esisteva un’antica ferrovia, poi abolita, e dove monti e foreste erano rimasti intatti. Ora la ferrovia è stata ricostruita e soprattutto un ospite inatteso si è fabbricato un villaggio tradizionale e modernissimo. Il regista Emir Kusturica…
Vicino al confine tra Serbia e Bosnia, 250 chilometri a sud-ovest di Belgrado, c’è il paesino di Mokra Gora. Agli inizi del Novecento qui fu costruita una linea ferroviaria a scartamento ridotto che collegava Belgrado e Mokra Gora…Quasi tutti gli abitanti del villaggio trovarono impiego nelle ferrovie. Prima la loro occupazione principale era l’allevamento del bestiame. La regione è bellissima e avara, una terra che dà poco, nota solo per le piantagioni di prugne, di cui si distilla una famosa “rakia”. La ferrovia non ha cancellato i pascoli. Molti camminavano diverse ore per arrivare al lavoro dalle frazioni più lontane e poi tornavano alle mandrie. Col tempo, i treni e gli abitanti di Mokra Gora impararono a vivere in simbiosi. Dal fischio della locomotiva che arrancava dietro il monte si poteva stabilire che tempo avrebbe fatto. Un fischio chiaro, penetrante, significava che l’indomani sarebbe piovuto.
Negli anni ’70 del ventesimo secolo la Jugoslavia era ormai percorsa da nuove ferrovie, più moderne. Belgrado fu collegata al mare con un’altra linea. L’ultimo treno uscì da Mokra Gora il 28 febbraio 1974. Tutti gli abitanti erano lì. Piangevano, come per la morte di un familiare…Quando la ferrovia fu chiusa definitivamente, la gente cominciò ad andare via…Il villaggio andò spegnendosi.
…Mokra Gora sprofondò nell’oblio, che tuttavia la preservò dalle incursioni dei barbari moderni…l’intera regione intorno a Mokra Gora è praticamente intatta. Il Tara, uno dei monti più belli della Serbia, ha conservato la sua bellezza. I laghi, le gole con i fiumi, le sterminate foreste continuano a respirare come prima…
La lotta per salvare Shargan (il valico da cui si giunge a Mokra Gora, ndr) è cominciata dieci anni fa. Era condotta da quelli che erano andati via e dai loro discendenti, uniti dalla volontà di infondere nuova vita alla regione…L’intera zona, dicevano, sarebbe diventata un centro turistico di fama mondiale, senza perdere autenticità e proteggendo l’ambiente. A poco a poco, i primi 13 chilometri di ferrovia furono ristrutturati…Il lavoro di recupero procedeva lentamente, poi arrivò il deus ex machina. Cercando la località dove girare “La vita è un miracolo”, quattro anni fa, a Mokra Gora è arrivato Emir Kusturica…Terminati i lavori, Kusturica non è andato via. Si era innamorato di Mokra Gora e aveva deciso di stabilircisi. Sul monte Mecavnik ha quindi costruito un villaggio cui ha dato il nome di Drven-grad (“Città di legno”). Si è proclamato sindaco ed è lui ad emanare le leggi. Sostiene di voler creare “un posto per la rinascita morale ed estetica del popolo, un’unione di turismo e cultura”…
“Ho perso la mia casa durante la guerra. Per questo ho voluto costruire il mio villaggio. Organizzerò lì seminari per chi vuole imparare a fare cinema, concerti, a lavorare la ceramica, dipingere. E’ il posto dove io vivo e dove un po’ di persone, di tanto in tanto, arrivano. Ci saranno ovviamente altri abitanti che lavoreranno a questo progetto. Sogno un luogo aperto alla diversità culturale che sfida la globalizzazione”. Con queste parole Emir Kusturica aveva presentato in Germania il progetto Transition, la scuola di cinema di Mokra Gora che ha debuttato nell’estate del 2005 e che ha un’attenzione speciale alla transizione nei Balcani. Nel 2005 Drven-grad ha anche vinto il premio Philip Rottier di architettura, un riconoscimento che, da un quarto di secolo, viene attribuito ogni tre anni. Drven-grad è stata scelta tra 68 progetti di 15 paesi europei…
(Momir Turudic sul settimanale Carta n.37/2005)
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Emir Kusturica quando suona nella sua “No smoking Orchestra” ha l’aspetto di una mansueta rockstar: vestiti, capelli e faccia sgualciti, occhio gaudente mentre gigioneggia con la chitarra…Quando gira un film, è lui stesso a dirlo, è serio e “perfezionista fino all’osso”…Quando fa arte si sgrava dei pensieri che il cinema gli procura, quando insegna, come è accaduto a Lucca in un recente seminario, è molto esigente e professionale. Ultimamente si è messo anche a fare l’architetto, mettendo in piedi un villaggio intero. E poi vuole fare il sindaco, senza dimenticare però il mondo gitano che ha nutrito la sua fantasia…già dalla nascita condivide una e più identità (nato a Sarajevo e residente a Belgrado, musulmano per parte di padre e serbo per scelta)…ha passato la giovinezza a Praga…
“…io cambio continuamente, mi definirei un trotzkista del cinema con una forte relazione con lo spazio.
…Era un luogo che conoscevo fin da ragazzo, ci passavo per andare in vacanza in Montenegro e da allora non è cambiato, nonostante la guerra e il tempo che è passato. Mokra Gora è un luogo incantato, sprofondato com’è tutt’ora nel medioevo. Solo lì sono riuscito a ritrovare un rapporto con la natura…A Mokra Gora ho acquistato quattro ettari di terreno e una ventina di case cadenti, che ho risistemato secondo i criteri della bioarchitettura. E sarò il primo sindaco a scegliere i cittadini, anziché essere scelto da loro. Voglio che ci viva non più di un centinaio di abitanti, gli altri possono venire, starci un po’, imparare qualcosa e poi andarsene. L’importante è che accettino le regole…
…non posso fare una sola cosa, altrimenti mi annoio, anche se oggi per la prima volta sento l’esigenza di una certa quiete. E per questo ho deciso di andare a vivere a Mokra Gora…New York è una città bellissima, ma se dovessi scegliere tra vivere a New York e vivere in una foresta, sceglierei di vivere nella foresta.
…Non amo parlare di Serbia, preferisco Jugoslavia, e comunque è casa mia…Perché oggi l’Europa si unisce, mentre noi ci siamo frantumati proprio grazie ai solerti riconoscimenti che l’Unione europea ha fatto di Stati che si autoproclamavano indipendenti?”
Della sua visione progettuale e degli edifici che ha disegnato per Mokra Gora (tutti in legno, con tetti a doppia falda che citano lo stile tradizionale in chiave visionaria), Emir Kusturica ha parlato anche qualche settimana fa a Roma, nell’ambito di una iniziativa della Casa dell’Architettura…più in generale rientra nella vocazione istituzionale della casa dell’Architettura (frutto della collaborazione tra Ordine degli Architetti e Comune di Roma), che è proprio quella di essere “luogo di contaminazione culturale dell’architettura come disciplina di sintesi con letteratura, cinema, filosofia, musica, poesia”.
(Dal servizio di Adriana Polveroni su D-La Repubblica delle Donne di Repubblica del 13/11/2004)
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- Parliamo dell’abbinamento tra architettura e cinema?
- Organizzare un buon film è come realizzare un buon progetto. Cinema e architettura hanno la stessa funzione che è quella di esprimere un sogno ma con una grande differenza: l’architettura è uno dei primi elementi dell’umanità mentre il cinema arriva dopo, diciamo che chi progetta vede per primo le cose che saranno realizzate in un secondo momento, mentre chi fa cinema ha la possibilità di agire su tempi più veloci e immediati. Purtroppo entrambi stanno attraversando un grosso periodo di crisi.
- Perché?
- Il sogno è sempre più un elemento individuale e, di conseguenza, sia architettura che cinema hanno difficoltà ad esprimerne valori collettivi. Tutte le ideologie sono superate dalla visione economica del mondo…
- …Lei nel progetto singolo è andato oltre, ha addirittura costruito un villaggio. Ci descrive come è stato realizzato e perché ha avuto l’idea?
- Io ero colpito dalle città della Serbia e del Montenegro sempre più distrutte dalla mancanza di estetica e di pensiero urbano. E così mentre stavo ipotizzando, sulle colline di Mokra Gora, lo sfondo ideale per un film ho pensato di andare oltre…
- …Nei suoi film storici, Underground, Il tempo dei gitani c’è un’architettura piuttosto eccentrica che fa da sfondo…
- Più che altro vorrei che fosse un’architettura non contaminata, in cui il caos è al centro della ricerca architettonica. Un caos che riesce a mettere in primo piano le periferie e le emarginazioni…
(Dall’intervista a Kusturica di Irene Maria Scalise sul supplemento Affari & Finanza di Repubblica del 1/11/2005)
MC
martedì 24 giugno 2008
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