sabato 10 ottobre 2009

Buone pratiche

TORINO, 21 GIU - Nasce in Alta Valle di Susa, tra le montagne che ospiteranno le Olimpiadi invernali del prossimo anno, il primo supermercato ecologico: riduce gli scarti dovuti agli imballaggi, vendendo molti prodotti sfusi come nelle antiche botteghe dello speziale, e fa risparmiare il consumatore. Il primo ''Ecopoint'' d' Italia si trova a Ulzio ed appartiene al Crai, la cooperativa di distribuzione che conta circa 3 mila punti vendita nel nostro Paese. Per offrire ai clienti la spesa sfusa, il supermercato si e' dotato di uno strano ''giocattolo'', lungo 5 metri e alto 3, pieno di leve che erogano i vari prodotti alimentari, permettendo al consumatore di acquistare solo la quantita' desiderata. Gli erogatori sono in policarbonato trasparente, idonei al contatto con gli alimenti, inalterabili nel tempo e resistenti ai raggi Uva per mantenere fragranza e freschezza. Come contenitori vi sono sacchetti di carta o di plastica biodegradabile, smaltibili senza impatto ambientale. Alla riduzione di sprechi e di packaging si aggiunge il risparmio economico per il consumatore: privata della tradizionale confezione a perdere, la merce puo' costare fra il 10% e il 20% in meno.
Il supermercato, situato nell'ambito di un Centro commerciale, e' il capofila degli 11 punti ecologici che Crai aprira' nel 2005 in Italia. E' posto in una posizione baricentrica rispetto alle localita' turistiche delle valli montane circostanti… Tappa obbligata che consente di sensibilizzare migliaia di clienti, soprattutto nei fine settimana, durante le festivita' e le ferie. Presenze che si decuplicheranno quando nel febbraio del prossimo anno si svolgeranno le gare olimpiche. ''Vogliamo proporre - dicono al Crai – un nuovo modo di fare la spesa nel rispetto dell'ambiente''. Si e' cosi' scelto di applicare il progetto ''Distribuzione compatibile'', studiato dalla Fondazione Plef (Planet life economy foundation) che mette insieme imprenditori, manager, docenti universitari e professionisti tutti impegnati a diffondere un atteggiamento eco-compatibile con l' applicazione di metodi per ridurre gli sprechi energetici e di materiali. All' Ecopoint di Ulzio si potranno acquistare sfusi prodotti che oggi esistono solo confezionati, quali caffe', cereali, pasta, riso, caramelle, legumi, spezie, frutta secca. Si ridurranno gli imballaggi a perdere che in Italia oggi costituiscono una montagna di 11 milioni di tonnellate all'anno in gran parte destinate a trasformarsi in rifiuti.
(ANSA 21/6/2005).

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Se solo il 6% degli edifici fosse coperto di piante, la temperatura estiva si ridurrebbe di un paio di gradi.
…Ecologia, estetica, economia: sono almeno tre i buoni motivi per una scelta di "arredo" urbano sempre più radicata nelle metropoli canadesi, prima di tutte, appunto, Vancouver. Un esempio seguito in tutto il mondo, Italia inclusa. Se i primi a pensare di foderare il tetto con un manto erboso furono i vichinghi ottocento anni fa…oggi anche molte città europee e americane stanno riscoprendo il gusto dei tetti verdi.
…Non si tratta solo di una moda. Avere sugli edifici terrazze e tetti allestiti come piccoli parchi significa infatti migliorare la coibentazione, facilitare lo smaltimento delle acque piovane, godere di filtri naturali che contribuiscono a diminuire l’inquinamento acustico e atmosferico oltre a far risparmiare energia, immettendo quindi meno anidride carbonica nell’atmosfera…
(G. Salari sul supplemento D-La Repubblica delle Donne di Repubblica del 2/4/2005)

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…il "carburante del futuro": il biodiesel. Una soluzione naturale in tutti i sensi, visto che si tratta di una pianta, la colza, e dell’olio che da essa si ricava, anche se in realtà si potrebbe ricavare da tutte le piante cosiddette oleaginose (girasole, soia etc.).
Sembra una scoperta epocale, ma non lo è…Se andiamo indietro, al tardo medioevo, scopriamo che l’olio di colza, in molte città nord europee, alimentava l’illuminazione pubblica nelle strade, mentre durante la seconda guerra mondiale è servito per far andare i meno civili motori delle navi da guerra. Anche se i maggiori produttori di colza sono Pakistan, India e Cina, il biodiesel è una realtà soprattutto nei paesi occidentali...
Il biodiesel è in commercio in Francia, Germania (sulle autostrade tedesche si trova regolarmente ai distributori), Austria, Svizzera e Stati uniti. L’Italia, invece, resta gasolio-dipendente. Su richiesta del governo italiano (proposta di decisione del Consiglio inviata il 23 aprile 2001) l’Unione europea ha approvato una disposizione che ammette una tassa ridotta sul biodiesel soltanto se viene miscelato al gasolio.
…Tradotto in italiano corrente, vuol dire che per poter usare il biodiesel allo stato puro si deve pagare una tassa sui carburanti pari a 0,413 euro a litro. Così il prezzo diventa proibitivo.
Non finisce qui: in questo modo i piccoli produttori italiani di biocarburante, che non dispongono delle tecnologie necessarie per miscelare biodiesel e gasolio, sono tagliati fuori dal mercato e costretti a vendere l’intera produzione a grandi raffinerie…Altro che ecoincentivi.
Il biodiesel non contribuisce all’effetto serra…riduce le emissioni di monossido di carbonio del 35 per cento e di idrocarburi emessi nell’atmosfera del 20 per cento; non produce una sostanza altamente inquinante, il biossido di zolfo, e non contiene cancerogeni come il benzene.
…uno dei pochi discount che ha sui suoi scaffali l’olio di colza, il tedesco Lidl (che costa dai 45 ai 60 centesimi al litro) è stato preso d’assalto da quelli che, stando alla lettera della legge, sarebbero evasori fiscali…
Monsano è un piccolo paese delle Marche, circa 2700 abitanti. Spiega Mauro Tommassoni, assessore al territorio, trasporti, ambiente e agricoltura del comune: "Posso dire che siamo stati il primo paese in Italia a far uso del biodiesel. Da quattro anni una decina d’automezzi del nostro comune, tra mezzi da lavoro e autovetture, vanno a biodiesel puro, olio di colza al 100 per cento, che acquistiamo dalla Fox Petroli di Pesaro, e le nostre vetture non hanno mai avuto problemi al motore".
I primi a parlare di biodiesel sono stati Beppe Grillo e Jacopo Fo. Il comico genovese ha inviato di recente una lettera al ministro ell’economia Siniscalco, nella quale spiega cosa sia il biodiesel e chiede perché in Italia non sia possibile usarlo. Su Cacaonline, il sito di Jacopo Fo, è dal 2000 che si parla dell’olio di colza…
Sono molti i newsgroup e i blog che danno e forniscono esempi pratici su come sia possibile usare il biodiesel. Su www.vaol.it, il portale di Valtellina e Valchiavenna, i contatti aumentano, e in più si può partecipare al sondaggio sulla legalizzazione dei combustibili vegetali…
(Eleonora Formisani sul settimanale Carta n.18/2005)

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La scoperta dell’acqua calda. Lavatrici che risparmiano energia non riscaldando l’acqua con l’elettricità ma prendendola già calda.
…Oggi, il mercato si diverte a ignorare prodotti che riducono i consumi: è il caso delle lavatrici a doppia elettrovalvola e di quelle a ultrasuoni…Nel nostro paese esistono e si costruiscono da sempre lavatrici che hanno il doppio ingresso dell’alimentazione idrica, uno per l’acqua calda e uno per l’acqua fredda, ma non si trovano in vendita.. Sono definite di classe AA. In questo tipo di lavatrici si può immettere l’acqua calda, quando il ciclo lo richiede, direttamente dall’impianto termico-sanitario. Scaldare l’acqua dal gas, tanto più se si possiedono pannelli solari, riduce il consumo di energia elettrica. Per questo, in Emilia Romagna si è costituito un gruppo di acquisto, coordinato da Alessandro Pullini (tel.0547346326), che raccoglie le richieste di lavatrici a doppia elettrovalvola. La Smeg di Reggio Emilia, che esporta quelle lavatrici in Gran Bretagna…si è impegnata a soddisfare le richieste del gruppo di acquisto.
(Gianluca Carmosino sul settimanale Carta n.31/2005)

MC

Gioco

Nino non aver paura
di sbagliare un calcio di rigore
non è mica da questi particolari
che si giudica un giocatore
un giocatore lo vedi dal coraggio
dall’altruismo
e dalla fantasia…
(Francesco De Gregori, "La leva calcistica della classe ‘68")

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Dal 13 al 15 maggio, il cuore di Mantova – terra di Virgilio e dei Gonzaga, di Nuvolari e dei martiri di Belfiore – ha ospitato LudicaMente, la Fiera del Gioco non Tecnologico (www.ludicamente-mantova.it). Bambini di ieri e di oggi hanno ritrovato giochi dimenticati. Mediatori culturali provenienti dal Senegal, dallo Sri Lanka e dalla Tunisia hanno "tradotto" i giochi dei loro paesi…Un successo per l’associazione di giovani promotori, convinti, come lo storico olandese Johan Huizinga, che il gioco sia il motore dell’attività umana e stimoli il meglio dell’attività.
"Il bambino non sta più per strada – dice Novella Calvi, presidente dell’associazione – si avvicina ai coetanei con meno naturalezza. Circondato da giocattoli elaborati e costosi, spesso non si rende conto che il suo modo di giocare non è l’unico al mondo e che ci si può divertire con poco. Per imitare Schumacher, basta, invece, qualche tappino che serva da bolide, una pista di cartone e un po’ di fantasia". Anche per lo S-ciancol (la Lippa) non servono strumenti costosi, ma un pezzo di legno cilindrico, un manico di scopa e uno spazio dove non ci siano vetri da demolire. La Lippa risale all’Impero romano. A Roma si chiama Nizza, in molte parti del mondo prende altri nomi, come hanno dimostrato gli ospiti delle "culture altre". Due gessetti e un sassolino bastano per giocare a Campana, ma sulle regole si sono accese discussioni vivaci…
Grande afflusso al premio dei tappini in corsa, alla pista delle biglie nella sabbia, al salto della corda. Emozioni inedite per i bambini cresciuti a snack e playstation, subitamente stufi di giocattoli sofisticati, qui invece entusiasti e mai stanchi.
"Abbiamo impostato tutto sulla fantasia, sui materiali poveri e sulla comunicazione fra persone – dice ancora Calvi – ma non siamo contro la tecnologia, piuttosto contro il suo uso autistico…"
(Geraldina Colotti su Alias, supplemento settimanale del Manifesto)

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Ha rincorso la tecnologia e la moda, si è munita di telecomando e di chip, ha scoperto la consolle, si è lanciata su Internet…Ma non ce l’ha fatta. La Lego, storica casa di giocattoli, produttrice dei mattoncini di plastica più famosi del mondo, attraversa la crisi più grave dei suoi 73 anni di storia…
L’azienda nacque a Billund, in Danimarca, fondata da Oleg Kirk Christiansen, un falegname. Negli anni 40 inizia la produzione di mattoncini…Un successo che sembra non poter tramontare. Nascono i parchi a tema, i Legoland…Il parco di Billund è fatto con 45 milioni di pezzi.
…Ora la notizia della crisi e della vendita dei Legoland. La guerra dei giocattoli si fa dura. Ma fra tante incertezze per ora l’unica cosa certa rimane il mattoncino. L’intramontabile mattoncino sempre uguale a se stesso, semplice ed universale, sembra che continui ad essere lui, tra i prodotti Lego, il più resistente al declino.
(Marina Cavallieri su La Repubblica)

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Io non vinco tu non perdi. E’ il titolo del kit davvero speciale per promuovere l’educazione alla pace e la gestione dei conflitti tra ragazzi (6-18 anni), elaborato dal Centro psicopedagogico per la pace di Piacenza e diffuso dal Comitato Italiano per l’Unicef. Il testo, che si rivolge a insegnanti e educatori, contiene letture, casi studio, laboratori, attività didattiche, bibliografia, filmografia e indirizzi internet.
(Tel. 06 478091, www.unicef.it)
(Sul settimanale "Carta" n.13/2005)

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Hanno cominciato con il gioco del "se fosse" e concluso con la spiegazione di cos’è un videogame. Ma il momento più animato della festa promossa dagli operatori della cooperativa sociale Itaca di Pordenone, è stato sicuramente la gara tra trottole di legno. Protagonisti della festa sono stati i bambini della scuola elementare De Amicis e gli anziani di alcuni centri diurni di Pordenone, che erano stati coinvolti in questo allegro gemellaggio. Le cui parole d’ordine erano condivisione e confronto. "Verificando quanto realizzato nel corso del primo anno – spiegano le educatrici di Itaca che hanno lavorato al progetto – possiamo dire che siamo riusciti nel nostro intento di creare un gruppo di anziani capace di condividere e confrontarsi sui temi proposti, lasciando a ciascuno il proprio spazio per raccontarsi ed esprimersi. Siamo soddisfatti perché anziani e bambini hanno stretto un buon rapporto". Gli incontri si sono svolti presso i centri diurni e nelle aule della scuola elementare.
(f.dellapietra@itaca.coopsoc.it , sul settimanale "Carta" n.25/2005)

MC

Fabbrica

Francesco Novara nasce a Torino nel 1923. Subito dopo la guerra si laurea in medicina con specializzazione in psicologia all’università di Torino e comincia ad operare come psicologo nei centri di medicina del lavoro. Nel 1955 inizia a collaborare con l’Olivetti, dove alcuni anni prima Cesare Musatti aveva fondato il centro di psicologia…Un’esperienza sviluppatasi al fianco di colleghi e intellettuali eccellenti (Cesare Musatti e Paolo Volponi fra tutti) continuamente stimolati da quell’uomo e imprenditore unico nel panorama italiano che fu Adriano Olivetti.…L’abbiamo incontrato all’Università di Urbino durante un suo seminario per il Master "Lavorare nel non profit"…

…Cosa caratterizzava quel modello produttivo definito "capitalismo umanitario"?
Ciò che caratterizzava quella che fu un’utopia realizzata consiste nell’unico modo non distruttivo in cui si possa concepire l’impresa: l’impresa al servizio della società e della comunità, a partire da quella in cui opera…Adriano Olivetti concepiva l’impresa come sistema aperto al suo ambiente. Anche fisicamente: a chi trascorreva in fabbrica la lunga giornata di lavoro le vaste pareti di vetro consentivano la visibilità vivificante del paesaggio. Si accordavano funzionalità ed estetica, efficienza e utile sociale…alla città-fabbrica vallettiana, dove l’interesse del capitale faceva premio su tutto e ovviamente l’uomo non era fine ma mezzo, Adriano opponeva l’azienda "a misura d’uomo" nella quale- sono parole sue – "la fabbrica è per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica". Nel dopoguerra, Olivetti editore aveva aperto all’Italia gli orizzonti delle scienze sociali (che erano rimaste estranee alla dominante cultura idealistica e positivistica) e le aveva messe in rapporto con la tecnica e l’organizzazione. Inoltre, con architetti e urbanisti aveva elaborato piani regolatori e affrontati i problemi di uno "sviluppo urbano umano".

…i lavoratori non erano trattati come numeri anonimi di una massa indifferenziata, ma seguiti individualmente – rispettando la loro dignità di persone – nell’itinerario lavorativo. I servizi del personale Olivetti furono gli unici – si può asserirlo con certezza – che svolsero il compito di interessarsi assiduamente alle condizioni e ai percorsi dei singoli lavoratori. Si investiva molto nella formazione per consentire la più ampia mobilità professionale, per ridurre le differenze di origine sociale, per realizzare un’omogeneità culturale. Tutti i capisquadra e molti dei capi reparto erano stati prima operai. La selezione dei laureati cercava…persone con spirito libero e critico (qualunque fosse l’orientamento politico), ampiezza d’interessi, sensibilità sociale: immuni quindi da conformismo, opportunismo, carrierismo individualistico. Le trasformazioni dell’organizzazione del lavoro, conferendo agli operai la conoscenza della tecnologia di base e l’esperienza delle fasi del ciclo di lavorazione, consentivano di veder il prodotto finito e quindi di svolgere un lavoro a senso compiuto. Si controllava non solo la qualità dei prodotti ma quella della vita lavorativa, che della prima era condizione…

(Jacopo Emiliano Cherchi su Il Manifesto del 15/1/2005)


Con i nuovi assetti societari orientati alla costruzione dell’impresa globale, si compie una lunga parabola del gruppo Marzotto, che giunge al punto esattamente opposto dal quale era partito. Dalla territorialità come componente organica della produzione alla deterritorializzazione, dall’impresa produttiva che ingloba nella sua logica anche la vita dei dipendenti, alla finanza del manager che rifiuta ogni responsabilità sociale. Il percorso ha inizio nel 1836, quando a Valdagno, piccolo borgo veneto sotto la dominazione degli Asburgo, nasce il Lanificio Luigi Marzotto e figli. Il primo passaggio cruciale si compie un secolo dopo, negli anni 20-30 del Novecento, quando Gaetano Marzotto, in concomitanza con una pesante ristrutturazione, dà vita alla "Città sociale", o "Valdagno nuova", o "Città dell’Armonia". Un modello produttivo-sociale-urbanistico dettato dal capitalista padre-padrone, dentro il quale l’operaio e la sua famiglia devono compiere il ciclo intero della vita. Una modalità sociale della cancellazione del conflitto e della dominazione del capitale. Fino al ’68, quando l’abbattimento della statua del conte Gaetano da parte degli operai simboleggia il recupero della dignità e dell’autonomia del lavoro. Poi, con l’avvento di Pietro, la fase dell’internazionalizzazione e delle acquisizioni…Quindi ristrutturazioni e delocalizzazioni…Se la "missione" è "creare valore per gli azionisti", i lavoratori e il territorio non contano, sono solo un fardello. E se l’Italia pesa sempre meno nel fatturato del gruppo, Valdagno è ormai è solo un punto nella mappa del mondo Marzotto…
(a cura dell’associazione "articolouno" sul Manifesto del 3/6/2005)

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"Il Veneto ricco e prospero – mi dice Luciano Righi, studioso del territorio, che è stato parlamentare Dc e assessore al lavoro della regione – nasce da chi si è messo in proprio lavorando duramente…Eravamo una regione povera, con altissimi tassi di emigrazione, e siamo diventati ricchi"… Qui alcune grandi imprese, come la vecchia Pellizzari e anche la Marzotto, hanno fatto da incubatrici di competenze e cultura industriale…Il problema è l’assenza di una politica per la piccola impresa, capace di indirizzarne la crescita e lo spontaneismo vorace, come risultante del culto del fai da te e dell’antistatalismo sfrenato della Lega.
Assente una politica per la difesa del territorio e la tutela dell’ambiente, con effetti devastanti sul traffico e il movimento delle merci, e con elevatissimi costi economici e sociali: Vicenza nel mese di marzo aveva battuto tutti i record nazionali d’inquinamento. Assente una politica per la formazione e la ricerca. Si sa che il livello di scolarizzazione nel Veneto è basso, forse non si sa che la spesa regionale per la ricerca è vicina allo zero: 0,6% sul Pil, molto al di sotto della già evanescente spesa nazionale.
…Per dirla in breve, al di là dell’immagine accreditata dai media, questo è un modello culturalmente arretrato e non innovativo. E ciò spiega la vastità e la profondità della crisi…Nel momento in cui si aprono i mercati il Nord Est, avendo puntato tutto sulla compressione del fattore lavoro, si trova spiazzato e fuori schema. Non è in grado di competere nell’high tech con le aree più avanzate d’Europa, ma non può neanche sostenere l’urto di Cina e India sul terreno del costo del lavoro. E allora si va all’estero, a Timisoara o a Samorin: una fuga, un ripiegamento verso l’arretratezza…Pensieri vecchi, e vecchie strade…
(Paolo Ciofi sul Manifesto del 3/6/2005)

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…La dinamica della crisi Fiat, o meglio la sua gestione da parte della Gm ha molte assonanze con altre vicende. Penso a come la multinazionale Usa ha lasciato logorare la sudcoreana Daewoo, fino all’esplosione per poi scegliersi solo i bocconi a cui era interessata e buttare il resto nella pattumiera…
…è necessario un intervento pubblico, non nella direzione già vista, in cui lo stato si fa carico dei debiti della Fiat: i debiti se li deve accollare il Lingotto, perché la Fiat non è solo auto. Penso anche a un ingresso nella proprietà, finalizzato a un nuovo vero piano industriale…
(Gianni Rinaldini, segretario Fiom, su Il Manifesto del 3/2/2005)
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Certe volte vorresti che la storia non ti desse davvero ragione…La storia invece è cinica e con il lungo elenco di dipendenti morti per i fumi respirati nella Goodyear di Latina ha dato ragione ad Agostino Campagna, che oggi più di tutti si batte perché il tribunale riconosca le responsabilità dei dirigenti che hanno gestito e chiuso l’azienda. Fino ad ora le persone coinvolte sono 62, 43 i morti e 19 i malati…
Il posto dell’anima è la storia spiccicata della chiusura e delle morti alla Goodyear, solo trasferita nel paesino abruzzese di San Sebastiano, dove l’operaio Agostino e il regista Milani si sono conosciuti…Racconta di una fabbrica che avvelena i suoi operai per anni e alla fine chiude per spostare la produzione all’estero e di dipendenti che la contestano ma le sono affezionati, che come Campagna la chiamano "mamma Goodyear" e inseguono in America gli ex dirigenti – diventati per metà irreperibili, alla faccia dell’aplomb da industriali moderni – per inchiodarli alle proprie responsabilità.
"L’industria della gomma è compresa…tra le lavorazioni cancerogene sin dal 1982", si legge nella relazione consegnata al giudice dai periti. Dai primi anni ’80, dunque, i dirigenti della Goodyear avrebbero dovuto fare qualcosa per limitare i rischi a cui esponevano i propri dipendenti. E invece fino alla chiusura controlli e interventi sono stati scientificamente evitati. Tanto che ora i presidenti e direttori di produzione che si sono avvicendati dal 1974 al 2001 sono tutti accusati di omicidio colposo e lesioni gravi e gravissime…
Il processo contro i dirigenti della Goodyear doveva iniziare lo scorso 26 gennaio, poi con lo sciopero dei penalisti è stato tutto rimandato a maggio.
(Sara Menafra su Il Manifesto del 3/2/2005)

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L’America latina sta tornando ad essere un laboratorio sociale…il collasso dell’economia argentina e la conseguente esplosione sociale del dicembre 2001 sono stati elementi fondamentali. L’Argentina dei miracoli, allievo prediletto del Fmi, crollava portando la sua popolazione alla miseria. Il modello economico neoliberista, iniziato con Videla nel 1976 e continuato con i successivi governi democratici, era fallito in modo catastrofico…
Già nel 2000 il fallimento di alcune fabbriche si trasformò in occasione di lotta. Gli operai, disperati, non erano più disposti a entrare nella massa anonima dei disoccupati e alcuni cominciarono ad occupare le industrie dismesse. La prima fabbrica recuperata fu la Gipmetal di Avellaneda e in questa esperienza nacque il Movimiento Nacional de Fabricas Recuperadas (Mnfrt). Lo stabilimento, chiuso per fallimento, è stato occupato da 54 operai che hanno formato una cooperativa. Si producevano tubi di rame e di latta. Oggi la fabbrica espropriata lavora a buon ritmo, ha assunto altri 30 operai e gli stipendi sono aumentati.
Il 18 dicembre del 2001, un giorno prima che in Argentina scoppiasse la sollevazione popolare che ha riempito le piazze, distrutto le banche, occupato il Congresso e cacciato via il presidente Fernando de la Rua, gli operai della Brukman hanno occupato la loro fabbrica. Oggi questa industria tessile recuperata e in mano agli operai, resta l’emblema della lotta operaia. Dopo il 2002, l’occupazione delle fabbriche si diffuse in tutto il paese…
L’esperienza del Mnfrt è riuscita a strappare alcune importanti modifiche legislative, non ultima la riforma della legge che regola il fallimento. Ora non è più necessario occupare. La legge considera che il fallimento riguarda l’amministrazione dell’azienda mentre la fabbrica è un bene sociale e gli operai, se sono in grado di organizzarsi, possono proporre al magistrato di continuare con la produzione. Le macchine sono espropriate dall’autorità governativa e affidate a cooperative per proseguire l’attività.
Oggi, le fabbriche che formano il Movimento sono diventate 80, di cui 65 sono produttive…
(Claudio Tognonato su Il Manifesto dell’1/2/2005)
MC

Universo Coop,da Consorte alle Librerie

Alla Confindustria la mossa di Consorte non è piaciuta affatto, perché, secondo la logica del "a ciascuno il suo mestiere", romperebbe le regole del gioco e gli equilibri consolidati. Secondo la Confindustria e secondo molti critici, sia di destra che di sinistra, le Coop sbagliano ad appoggiare la scalata perché le cooperative dovrebbero rimanere nei propri recinti, ovvero nel sociale, nelle costruzioni e nella grande distribuzione e non si dovrebbero occupare di alta finanza. Anche perché, aggiungono quelli che criticano da sinistra (per esempio la Cgil), l’operazione potrebbe mettere a rischio l’occupazione e il patrimonio delle stesse coop, visto che Bnl è una società quattro volte più grande di Unipol e soprattutto…in questo momento non sta nelle migliori condizioni possibili…
I dirigenti delle cooperative hanno risposto ai critici con vari argomenti. Non si tratta di un’operazione di "finanziarizzazione", ovvero di abbandono del capitalismo produttivo per quello più sicuro della rendita, dicono. Si tratta piuttosto di un’operazione che farà bene a tutto il mondo cooperativo perché produrrà nuovi posti di lavoro, nuovo sviluppo e soprattutto uno strumento molto potente per il finanziamento delle cooperative stesse…
(Paolo Andruccioli, "Viaggio nel mondo Coop", sul Manifesto del 29/9/2005)

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Alla fine ha detto sì. Anzi un mezzo sì che suona quasi come un no. Ma non è stata una scelta facile…
Sulle prime Coop Lombardia si era schierata decisamente sul fronte dei contrari alla scalata Bnl insieme al plotone toscano…
"Le ragioni per partecipare o no all’operazione Unipol sono state puramente imprenditoriali, nell’autonomia di ogni singola azienda", spiega Mattia Granata, funzionario del settore industriale della Lega-coop-Lombardia… Ma non è stato un sì pieno. Ha aderito in misura inferiore rispetto alla propria partecipazione pro-quota nel capitale…
C’è chi dice che il sì lombardo sia arrivato solo dopo le pressioni di alcuni esponenti dei Ds…Un no della Lombardia avrebbe indebolito l’intera operazione.
(Giovanni Cocconi su Europa del 27/8/2005)

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A chi renderà conto Giovanni Consorte dell’esito e soprattutto degli effetti della scalata Unipol alla Bnl? Al mercato, ai soci, ai politici o a nessuno?
…L’Opa Unipol altro non fa che scoperchiare le pentole e sollevare un problema di governance che non è nuovo ma che oggi diventa quanto mai attuale per il cosiddetto capitalismo cooperativo. L’accountability dei manager non è l’unica questione sul tappeto di un nuovo sistema di regole per il mondo della cooperazione, ma è sicuramente più rilevante di quanto finora si fosse immaginato…
…I privilegi fiscali avevano e hanno un senso per le coop più deboli che non sono in grado di intervenire sul mercato dei capitali di rischio e di debito: sono più difficilmente giustificabili per le società, controllate dalle cooperative, che puntano ad allargare il loro business anche attraverso la quotazione in Borsa…
…Non c’è ragione alcuna perché Unipol possa scalare la Bnl o la Bpi tenti di fare altrettanto con l’AntonVeneta senza che possa avvenire il contrario per la struttura proprietaria impermeabile che sta a monte delle società cooperative e che è salvaguardata dal voto capitario…
(Franco Locatelli sul Sole 24-Ore del 23/8/2005)

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…Il presidente Aldo Soldi, che tra l’altro ci tiene anche a fare una precisazione sull’uso del prestito sociale per l’operazione Unipol (i risparmi dei soci non sono messi a rischio dalla ricapitalizzazione), spiega che uno dei fattori principali del grande successo commerciale delle coop, in particolare nel settore della distribuzione, sta nello stile di guida. Le cooperative, spiega il presidente di Unicoop Tirreno, sono cresciute in questi anni perché i dirigenti hanno dimostrato una grande capacità manageriale, che però è sempre stata mescolata a una coerenza con i princìpi e i valori che stanno alla base della cooperazione. "E’ qui il nostro segreto – dice Soldi – e io penso che se un giorno dovessimo rinunciare a una delle due gambe, andremmo incontro a un fallimento".
E’ lo stesso discorso che si tenta di applicare nelle nuove scuole di formazione dei quadri coop (sono ormai lontani i tempi delle Frattocchie, la scuola quadri del Pci, che sfornava anche i dirigenti delle coop rosse)…
…è utile raccontare quello che ci hanno detto i protagonisti a proposito del boom commerciale della cooperazione.
Il 50% del commercio equo e solidale italiano è da attribuire alle cooperative. Si tratta di un settore in espansione…
"Noi commercializziamo il caffè equo e solidale dal 1995 – racconta Domenico Brisigotti, responsabile prodotti a marchio…"
In questo settore il mondo delle coop sta investendo parecchio. Si allargano sugli scaffali i prodotti col marchio equo e solidale e le coop sono state protagoniste di battaglie anche di ordine culturale che potrebbero avere effetti diretti sul mercato. Un esempio noto? La battaglia del latte in polvere.
(Paolo Andruccioli, "Viaggio nel mondo Coop", sul Manifesto del 2/10/2005)

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Perché il latte in polvere deve costare come lo champagne?
Latte in polvere a marchio Coop: tutta la qualità Coop, ma a soli 9.00 €.
Alimentare la qualità, alimentare la convenienza: ecco due obiettivi di Coop validi anche quando si tratta di dover alimentare i nostri bambini. Tutte le volte che le mamme italiane devono ricorrere al latte in polvere, infatti, nonostante l’ultimo intervento del Governo, si devono confrontare con prezzi doppi se non tripli rispetto alla media di molti Paesi europei. Per questo Coop ha deciso di fissare a soli 9.00 euro (a confezione da 900 g) il prezzo del proprio latte in polvere, cioè meno della metà di quello mediamente praticato in Italia. Per far crescere i più piccoli, e per far crescere il risparmio.
Il latte materno è il migliore alimento per il bambino. Coop raccomanda l’utilizzo di quello in polvere solo su consiglio del pediatra, quando l’allattamento non è possibile o è insufficiente. Il latte in polvere Coop è prodotto nel rispetto delle Direttive Europee e delle raccomandazioni ESPGAN (Società Europea di Gastroenterologia e Nutrizione Infantile). Disponibile dal 1° dicembre 2004.
(Pubblicità COOP su Scritto & Mangiato, supplemento del Manifesto in collaborazione con Slow Food)
Benvenuti al supermercato dell’accoglienza. Corsie ampie due metri, scaffali con spigoli smussati e scritte in braille. La sfida della Coop.
"Responsabilità sociale dell’impresa". Uno slogan che non ha molta fortuna in Italia, dove il capitalismo è spesso in versione "straccione", tipo prendi i soldi (incentivi, defiscalizzazioni) e scappa altrove (est europeo o paesi asiatici). Però ci sono sempre le eccezioni. E non poteva essere che la Coop – cooperativa di consumatori ormai diventata un colosso della distribuzione – a provare a mettere sul piano pratico un concetto altrimenti solo propagandistico.
Il risultato di questo sforzo lo si può vedere nel "supermercato dell’accoglienza", il cui primo prototipo a livello nazionale è stato presentato ieri a Bagno di Gavorrano, in provincia di Grosseto…
Si è cominciato dal parcheggio dove è stata creata un’ "isola protetta" che consente di arrivare fin dentro lo spazio di vendita. Una guida di mattonelle rilevate (un percorso "tattile") e un doppio corrimano (uno per normodotati, l’altro più basso per chi sta in carrozzella) sono le caratteristiche principali dell’ "isola". Anche all’interno il "percorso tattile" si snoda tra i banchi assistiti, e c’è persino un elimina-code che, oltre a stampare un numero, emette anche un messaggio vocale. L’attenzione ai dettagli è stata confortata dalla collaborazione di associazioni di settore (Federazione italiana superamento handicap, Cittadinanza attiva, Associazione disabili visivi, ecc.). Ed è sorprendente verificare come piccoli accorgimenti dal costo minimo possano cambiare sostanzialmente il modo di usufruire dello spazio…
La cosa più sorprendente di tutta questa attenzione sono i bassi costi: rispetto al progetto "classico", a Gavorrano si è speso soltanto un 3-4% in più. "Non temete che la concorrenza possa copiarvi?". "Magari!", è la risposta.
(Fr.Pi. sul Manifesto del 12/6/2005)

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…stanno per arrivare le Librerie Coop, affidate alle sapienti mani di Romano Montroni. Che da "vecchia volpe", ha posto come base del suo progetto non l’assortimento o il margine di sconto al cliente, ma la formazione dei librai che dovranno dirigerle. La Coop, dal 2006, aprirà in centri commerciali e centri cittadini e ritiene vincente proprio crearsi un’identità forte per fidelizzare i futuri clienti…
(Stefano Salis sulla Domenica del Sole 24-Ore del 24/7/2005)

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…la Coop ieri mattina ha presentato il primo shopper di plastica a tempo. Nel senso che mentre le altre buste di plastica impiegano centinaia di anni per degradarsi, quelle che dalla prossima settimana saranno utilizzate nei punti vendita Coop si degradano al 100% entro tre anni. Con l’occasione la Coop ha anche presentato alla stampa un altro prodotto ecologico: in sostituzione dei vecchi e inquinanti piatti e bicchieri di plastica, da alcune settimane è stata lanciata una linea di prodotti "Eco-logici Coop" non derivati dal petrolio, ma da materiale naturale derivato dal mais, che in un impianto di compostaggio industriale si degradano in meno di 50 giorni…
(Galapagos sul Manifesto del 2/6/2005)

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I numeri sono ottimi: la Coop nel 2003 ha visto crescere la sua quota di mercato di circa mezzo punto percentuale al 17,7%. I numeri sono grandi: ci dicono che la Coop ha 5,5 milioni di soci, un fatturato che tocca gli 11 miliardi di euro, che è presente in 17 regioni e 86 provincie, oltre a 4 ipermercati in Croazia, che finora sono l’unica presenza all’estero della grande catena distributiva italiana…
Eppure il 2003 non è stato un anno facile: il ristagno dell’economia italiana ha ridotto il potere d’acquisto e si è ridotta la capacità di risparmio per la grande maggioranza delle famiglie…
Nonostante tutto questo la Coop cresce: lo dimostra l’aumento dell’11,3% del fatturato, ma anche la crescita dell’11,7% dell’occupazione.
Da circa 3 settimane (è stato eletto il 3 giugno) Aldo Soldi è il nuovo presidente della Coop. E’ abbastanza giovane, ha l’aria del manager…
"…la politica della convenienza rimane prioritaria, il contenimento dei prezzi un obiettivo imprescindibile della strategia di vendita. I nostri prezzi sono aumentati decisamente meno dei prezzi registrati dall’Istat…
Per la cooperazione quello della qualità è un altro punto imprescindibile. Non arretriamo di un millimetro, ci investiamo e ci investiremo risorse in abbondanza: 60 milioni di euro in cinque anni per la qualità e la sicurezza dei prodotti. Per l’ortofrutta e le carni abbiamo inserito il simbolo ‘quadrifoglio’ che significa ‘qualità sicura Coop’. Nel settore dei prodotti biologici , nel 2003, abbiamo registrato un incremento delle vendite del 25%…
Il modello Coop tende a garantire sicurezza e qualità attraverso lo sviluppo di una filiera garantita ‘dal campo alla tavola’ e rispetto ai prodotti Ogm abbiamo certificato ‘No-Ogm’ tutti i prodotti a marchio Coop e tutta l’alimentazione animale…
Con uno slogan posso dire che l’obiettivo è ‘valorizzare l’italianità’ cercando di migliorare i rapporti con i produttori italiani…
La flessibilità è necessaria in un’attività come la grande distribuzione, poiché flessibile è la presenza dei consumatori. Abbiamo comunque dichiarato alle organizzazioni sindacali, in fase di rinnovo del contratto collettivo, che non siamo interessati ad usare gli strumenti più feroci e spersonalizzanti che la nuova normativa consente. La coerenza con i princìpi cooperativi deve orientare ogni comportamento, compreso il rapporto di lavoro".
(Galapagos sul Manifesto del 2/7/2004)

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Azionisti o soci? Il rischio di stare in borsa. Il caso Unipol ha fatto esplodere la polemica sulle "scatole cinesi".
…Nessuno nega alle cooperative di crescere e competere sul mercato, spiega Messori (economista Fondazione Di Vittorio, ndr). Anzi la loro crescita e il loro consolidarsi rappresentano uno dei pochi tratti positivi di questo periodo di crisi. Il problema nasce piuttosto quando una società quotata in Borsa viene controllata da un gruppo di cooperative come succede per Unipol, con un sistema che diventa molto simile a quello delle cosiddette "scatole cinesi", che tanto si criticano per il capitalismo "normale". La struttura piramidale che si crea in questi casi, spiega Messori, rischia di avere effetti deleteri dal punto di vista del controllo dei manager, della trasparenza e della "contendibilità" dell’azienda. Una struttura tipo quella dell’Unipol, società per azioni quotata in Borsa, ma controllata da holding a loro volta controllate da un gruppo di cooperative, rischia di creare una struttura chiusa, non scalabile. La proposta di Messori, dunque, non è quella di trasformare tutte le cooperative esistenti in Spa, ma di trasformare in Spa le cooperative che controllano società quotate in Borsa.
(P.A. sul Manifesto del 6/10/2005)

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Nel consiglio di amministrazione della nuova (eventuale) Bnl non ci saranno però solo i rappresentanti di Unipol, che alla fine dei giochi dovrebbe detenere il 51% delle azioni. Ci saranno ovviamente anche tutti gli altri protagonisti della scalata…Nel nuovo Cda di Bnl, dopo l’Opa, siederanno quindi i rappresentanti di Holmo, ovvero le cooperative più grosse del mondo della Lega, insieme ai tedeschi di Deutsche Bank, agli americani di JP Morgan, ai rappresentanti del Monte dei Paschi di Siena…e anche quelli di Hopa, la finanziaria di Emilio Gnutti, detto Chicco, l’uomo che con Ricucci e Fiorani è stato al centro dell’attenzione estiva proprio per le scalate e le intercettazioni telefoniche. Lo stesso finanziere che era stato già alleato con Consorte ai tempi della scalata Telecom, lo stesso finanziere che passa per amico di Silvio Berlusconi. Un intreccio, dunque, inedito, che ha fatto scaldare il dibattito estivo sulla nuova questione morale e sui rapporti tra mondo delle cooperative e i partiti della sinistra, Ds in prima fila…
(Paolo Andruccioli sul Manifesto del 13/10/2005)

Omeopatia, medicine dolci, fitoterapia

Ci vorrà forse un po’ di tempo prima che al posto di un’Aspirina ci propongano cento grammi di crocus sativus in grappa di riso invecchiata per tre anni. O che in sala operatoria sia sempre disponibile un agopuntore in alternativa all’anestesista occidentale…Ma ci arriveremo. La medicina tradizionale cinese (Mtc) ha infatti ricevuto un ufficiale benvenuto nel nostro Paese. Con due firme e una stretta di mano, il ministro della Salute Girolamo Sirchia e il vice ministro della sanità della Repubblica popolare cinese She Jing, verso la fine del 2004, hanno varato il piano di Promozione dell’insegnamento e della pratica di alta qualità della Medicina Tradizionale Cinese in Italia. Le principali iniziative: istituire un master in Mtc per laureati in medicina che partirà nel novembre 2005 e individuare un primo gruppo di rimedi vegetali cinesi da registrare tra gli integratori ammessi in Italia. E, come voluto dal Ministro, a fine dicembre sono stati formati i due gruppi di esperti italiani e cinesi che lavoreranno su questi progetti…
…circa dieci milioni di italiani utilizzano anche le medicine cosiddette dolci e un sondaggio recentissimo indica che per 41 su cento sono addirittura migliori di quella ufficiale e che oltre 45 su cento si meravigliano che non vengano rimborsate dal Ssn.
A sdoganare l’antica medicina-filosofia (si fonda sul Taoismo ed è nata all’incirca duemila e 500 anni prima di Ippocrate), aveva già provveduto la federazione degli Ordini dei medici, a metà 2002, identificandola come atto medico assieme ad altre otto medicine non convenzionali…
…Il Qi. Eccoci catapultati verso il principio cardine della medicina cinese. Che non è alternativa, né competitiva ma certo è diversa da quella occidentale. Qui tutto è energia, in continuo moto e trasformazione. Le stesse energie dell’universo si ritrovano nel corpo umano e condizionano la salute. Il Qi è il soffio vitale, una forza (la stessa di Cielo e Terra) che scorre all’interno dell’organismo. Se ristagna, è in eccesso o in difetto, ci si ammala. E ci si ammala pure se non sono in armonioso equilibrio lo Yin e lo Yang, le due forze opposte che costituiscono l’uomo come l’universo…
Dov’è l’eccellenza di questa medicina che cura l’intangibile? "E’ nelle patologie per le quali si va dal medico di famiglia dove l’aspetto preventivo è fondamentale", sintetizza Lucio Sotte, anche lui esperto in Mtc e Direttore della Rivista Italiana di Medicina Tradizionale Cinese (pubblicazione reperibile al sito www.fondazionericci.it). "Inoltre, non dimentichiamo che la medicina cinese individua quadri sindromici che quella occidentale non riconosce e per i quali non ha quindi rimedi"…
(M. Cristina Sparaciari sul supplemento D-La Repubblica delle Donne di Repubblica del 16/4/2005)

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"Omeopatia inutile, ha solo un effetto placebo"…ci sono studi su riviste importanti come Lancet, e British Medical Journal.
…Ma se questi rimedi non fanno proprio nulla, possibile che gli ammalati non se ne siano mai accorti? Anzi, che siano sempre di più quelli che ci credono?
…L’omeopatia non "cura", ma quelli che praticano l’omeopatia dedicano tempo agli ammalati, li sanno ascoltare, più di quanto non facciano tanti medici. Questo sì che è "medicina".
Anche l’idea di prendere qualcosa che fa bene (effetto placebo) certe volte ti fa star meglio. Lancet chiude così: "Da oggi i dottori devono avere il coraggio di dire chiaramente che l’omeopatia non funziona. Ma dovrebbero essere onesti, anche con se stessi, e ammettere che la medicina moderna non è stata capace di rispondere ai bisogni individuali"…
(Giuseppe Remuzzi sul Corriere della sera del 27/8/2005)

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Infarto, Parkinson, obesità: gli Usa investono sulle cure psicosomatiche. Washington l’anno prossimo stanzierà 16 milioni di dollari nella ricerca.
…Oggi gli esperti ritengono che dal 60 al 90 per cento dei casi tutte le visite mediche interessino sintomi da mettere in relazione allo stress.
(su La Repubblica del 20/9/2004)

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Su "Newsweek" gli ultimi studi sulle cause psicologiche delle cardiopatie: "Così ansia e depressione diventano killer micidiali".
E’ sempre più dimostrato che stati emotivi cronici come lo stress, l’ansia, l’ostilità e la depressione impongono un pesante tributo…un’incidenza almeno pari a quella dell’obesità, del fumo e dell’ipertensione…E un numero sempre maggiore di ospedali sta traducendo questa migliore comprensione in programmi che si ripropongono di combattere le malattie cardiache nel più improbabile dei luoghi d’origine: il cervello.
…Prendete la depressione. In una persona in buona salute fa raddoppiare, almeno, il rischio di attacco cardiaco…E per le persone che hanno avuto un attacco cardiaco in passato, la depressione quadruplica o addirittura quintuplica il rischio di averne un altro.
…Uno studio dello scorso anno, sulla rivista Lancet, ha esaminato oltre 11.000 soggetti colpiti da attacco cardiaco in 52 paesi, e ha scoperto che nei dodici mesi precedenti all’infarto i pazienti avevano subìto uno stress notevolmente maggiore – al lavoro, in famiglia, per guai finanziari, depressione e altre cause – rispetto a circa 13.000 persone in buona salute.
(su La Repubblica del 26/9/2005)

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Sapete che significa Sabir? Era l’esperanto marino, la lingua franca che permetteva di comunicare fra loro a mercanti, pescatori, marinai e pirati del Mediterraneo. E Sabir si chiama il Circolo mediterraneo di conversazione, ideato da Camilleri, un progetto culturale che si è tradotto per merito dell’arabista Isabella Camera D’Afflitto in un convegno di tre giorni a Ragusa, Modica e Scicli, con scrittori e intellettuali delle due sponde del Mediterraneo…
Come ha detto il poeta e saggista messicano Octavio Paz, per i popoli del Nord la salute coincide con l’integrità, con l’evitare ogni contagio; per il Sud del mondo la salute si identifica con la contaminazione, con il mescolarsi agli altri…
Forse l’immagine del Sud del mondo, per non scadere nello stereotipo, può essere ravvivata come metafora di un modo di vivere e di pensare oggi un po’ emarginato dalla modernità (apparentemente) vincente. Di che si tratta? Torniamo a el-Kharrat e ad Alessandria, città di zafferano…A un certo punto l’autore scrive che vivere è naufragare – proprio perché siamo fatalmente in balia del desiderio e delle emozioni -, è andare alla deriva, perdere continuamente la rotta. Mentre chi invece crede o pretende di tenere la rotta, non ha veramente vissuto, non si è esposto all’errore e al caso, e cioè all’esperienza.
(Filippo La Porta sul Riformista del 25/6/2005)

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Non si tratta di fitoterapia. Le piante c’entrano, il benessere pure, ma l’influenza positiva viene dalla loro emissione elettromagnetica. Secondo la tecnica del Bioenergetic Landscapes alcune piante generano campi elettromagnetici che influiscono in modo positivo sui vari organi dell’uomo, e se collocate secondo precisi schemi possono creare dei veri e propri giardini terapeutici. "La tecnica si basa sull’elettromagnetismo e le piante ne sono una notevole sorgente", spiega Marco Nieri, ecodesigner di Bologna che, grazie alla collaborazione col professor Walter Kunnen di Anversa (uno dei primi ricercatori in questo campo), del giardinaggio ha fatto una scienza.
…La progettazione non avviene a caso perché i campi elettromagnetici delle piante sono diversi tra loro e di conseguenza anche la loro collocazione segue schemi precisi…Grazie all’antenna Lecher e a moderne apparecchiature bioelettroniche, si può conoscere l’esatta influenza biologica del segnale elettromagnetico naturale e delle piante specifiche da utilizzare per creare, fino ad alcune decine di metri attorno, una risonanza positiva tra il magnetismo del luogo, delle piante e delle persone che ci passeggiano…
Si possono visitare i seguenti giardini bioenergetici:
- Un giardino di 700 mq a Castello Quistini a Rovato in Franciacorta (Brescia) www.castelloquistini.com
- Un giardino di 3000 mq a Molinella (Bologna) presso la Rovatti Giardini www.rovattigiardini.it
- Uno splendido parco dell’800 a Villa Seghetti Panichi a Castel di Lama (Ascoli Piceno), il primo giardino storico italiano ad aver modificato la sua struttura secondo i concetti della Bioenergetic Landscapes www.grandigiardini.it
(Info: www.archibio.it)
(Monica Melotti sul Supplemento D-La Repubblica delle Donne di Repubblica del 30/4/2005)

MC

Psicofarmaci, depressione, bambini, salute, culture



Dopo aver allentato i legami sociali e i vincoli affettivi, per l’esasperato individualismo ed egoismo che si va diffondendo nella nostra cultura, oggi incominciamo a pagarne i costi in termini di tragedie umane e di inutile dispendio economico. Se un bambino è un po’ vivace e turbolento, magari perché è chiuso in casa e non ha spazi di gioco dove sfogarsi, o perché è bloccato in un’aula di scuola cinque ore al giorno con spazi ricreativi che si riducono a dieci minuti di pausa, invece di creare strutture dove possa esprimere il suo bisogno di muoversi, gareggiare, primeggiare, viene etichettato come affetto da un "disturbo da deficit di attenzione con iperattività" e, con questa diagnosi, inviato da uno psicologo o curato con farmaci.
Se una mamma non ce la fa più a seguire i suoi bambini nel chiuso di un appartamento, dove il vicino è uno sconosciuto, in quella solitudine che le sequestra e le aliena il suo corpo, il suo tempo, il suo spazio, il suo sonno, la sua vita sociale, e a un certo punto arriva, se non ad ammazzare il figlio, a crescerlo con aggressività o profonda stanchezza e demotivazione, invece di creare strutture educative, nidi, asili, scuole a tempo pieno, le si appioppa una diagnosi di "depressione" e la si manda da uno psicoterapeuta cui versa l’equivalente in denaro della retta di una struttura educativa, che consentirebbe al figlio di crescere bene socializzando, e alla madre di non perdere la stima di sé.
Ho letto recentemente sul Daily Telegraph che in America l’80 per cento della popolazione usufruisce di cure psicoterapeutiche (contro il 14 per cento negli anni ’60) mentre il sociologo John Nolan, nel suo recente libro The Therapeutic State, ci informa che "Negli Stati Uniti ci sono più psicoterapeuti che librai, pompieri, postini, e addirittura due volte più che dentisti e farmacisti. Gli psicologi sono battuti numericamente solo dai poliziotti e dagli avvocati". Società d’avanguardia come Whitbread Cable and Wireless hanno inserito l’offerta terapeutica nel contratto dei dipendenti, mentre altre forniscono ai propri licenziati assistenza psicologica, quando invece costoro avrebbero bisogno semplicemente di un nuovo posto di lavoro.
…Il risultato è che i legami sociali, dove queste difficoltà potrebbero trovare soluzione, non vengono neppure presi in considerazione e, con una lettura perversa che induce a considerare le conseguenze dolorose di un disagio reale come problemi psichici dell’individuo, si favorisce la frammentazione sociale dei singoli, sempre più isolati e chiusi nelle loro problematiche…
…Il vissuto di dipendenza che così si diffonde crea una società acquiescente e conformista: quanto di più desiderabile possa attendersi chi esercita il potere…
(Umberto Galimberti sul supplementoD-La Repubblica delle Donne di Repubblica del 2/7/2005)

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E se la grande bolla speculativa dei mercati americani degli anni ’90 non fosse altro che un effetto collaterale dell’uso (e dell’abuso) dei farmaci antidepressivi? L’ipotesi è stata sostenuta seriamente nel 2000 da un professore dell’Università del Michigan, Randolph Nesse, autore con George Williams di Why we get sick: the new science of darwinian medicine. Che sia vera o no, essa parte da una premessa incontestabile. Sulla presenza massiccia della psico-farmacologia e sulla sua influenza nella nostra società c’è ben poco da dubitare. "Se milioni di americani assumono antidepressivi come il Prozac e gli individui in terapia corrispondono proprio al "tipo" sociale dell’agente di borsa (giovane, colto, stressato) si può stimare che almeno un quarto degli operatori del settore finanziario assuma antidepressivi. Che effetto avrà avuto sul loro lavoro e sui risparmi di milioni di cittadini la nota tendenza a diventare imprudenti, impulsivi ed euforici innescata dai farmaci?" Così lo storico Pietro Adamo e il neuropsichiatra infantile Stefano Benzoni riassumono la questione…
(Armando Massarenti sul supplemento Domenica del Sole 24-Ore dell’11/9/05)

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L’America tira il freno: mai più psicofarmaci ai bambini. Di fronte al dilagare delle prescrizioni degli antidepressivi ai piccoli – dai 7 ai 12 anni – la Fda ha commissionato uno studio indipendente da cui è emersa la pericolosità di questa pratica e ha emesso un ‘warning’. Immediato il crollo delle vendite.
…in America veniva comunemente accettato il fatto che ai bambini si dessero gli antidepressivi.
…Ma perché in America è scoppiata questa follia? Probabilmente, oltre al potere di convincimento delle industrie farmaceutiche, è stata decisiva la differenza del canale distributivo. Per i farmaci da prescrizione, quali sono chiaramente gli antidepressivi, il medico prepara un foglietto che il paziente consegna al farmacista. Quest’ultimo lo legge e prepara seduta stante una boccetta con il numero esatto delle pillole prescritte, e conclude attaccandoci un post-it con le istruzioni per la somministrazione. Non esiste, in pratica, il foglietto illustrativo…viene azzerata la possibilità di rendersi conto delle controindicazioni. "E poi c’è il fatto che, indipendentemente dall’età, quando si prescrive un antidepressivo bisogna anche impostare un’analisi profonda, il che in America avviene sempre meno perché le assicurazioni hanno tirato il freno su quest’ultima pratica, dicendo che è costosa e troppo lunga", ricorda l’analista Luisa Della Porta…
(Eugenio Occorsio sul supplemento Affari & Finanza di Repubblica del 17/10/2005

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L’uomo che permise all’occidente di sopportare se stesso. E’ morto a 97 anni Leo Sternbach, l’inventore del Valium e di molte altre benzodiazepine. Che hanno cambiato la vita degli occidentali a colpi di pillole.
…Nel 1963 fu la volta del Valium, tre volte più "tranquillizzante". La medicina cambiava sostanzialmente il proprio obiettivo: da "curare i malati" a "far vivere più serenamente". Di lì il diluvio delle droghe psicotrope che avrebbero posto le basi farmacologiche per rendere psicolabili intere popolazioni…
Fu una mania. Liz Taylor viaggiava abitualmente con un bicchiere di whisky in una mano e un flacone di Valium nell’altra. Le madri stressate presero a bombardare di pillole i figli "disturbatori"…Per Leo fu la consacrazione. A un certo punto il 28% dell’intero fatturato della Roche dipendeva dalle sue scoperte: 241 brevetti, 122 pubblicazioni, premi a non finire, l’ingresso nel novero degli americani più influenti del secolo. Cercava la pace e lo "star bene", contribuì a farne un business…
(Francesco Piccioni sul Manifesto del 2/10/2005)

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"I ragazzi sono molto diversi oggi, sento che ogni madre lo dice. La madre ha bisogno di qualcosa che la calmi. Anche se non sono realmente ammalate c’è una pillolina gialla per loro. Lei cerca rifugio in questo piccolo aiuto. E questo l’aiuta nella sua indaffarata (e incasinata) giornata". E’ Mother’s little helper che Mick Jagger dei Rolling Stones canta nel 1966…
(Roberto Suozzi sul Manifesto del 2/10/2005)

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…arriva in libreria la prima enciclopedia pop sugli psicofarmaci. Si chiama Psychofarmers (Isbn Edizioni, 16.50 euro) ed è una storia dalla A alla Z scritta da Pietro Adamo e Stefano Benzoni (docente di storia moderna il primo e neuropsichiatra infantile il secondo) e illustrata con pubblicità e slogan presenti e passati. Voci da leggere una dopo l’altra, o saltellando e seguendo i rimandi, per arrivare infine alla domanda messa nero su bianco e alla portata di tutti: che cosa curano gli psicofarmaci?
(Su D-La Repubblica delle Donne di Repubblica del 10/9/2005)

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"Ridere fa buon sangue" non è più solo saggezza popolare ma anche evidenza scientifica. A confermarlo è la psico-cardiologia, la scienza che studia le connessioni profonde tra emozioni e sistema cardiovascolare. E che dimostra come stress, depressione e aggressività facciano molte più vittime di quanto crediamo. E come invece le emozioni positive, riso in testa (anche solo 15 minuti al giorno), facciano bene diminuendo il rischio di infarti e allungando la vita.

La forza di una risata:
- aumento dell’ossigenazione del sangue
- ricambio della riserva d’aria nei polmoni
- stimolazione e produzione di serotonina ed endorfine
- stimolazione e produzione di anticorpi
- i movimenti del diaframma aumentano l’irrorazione sanguigna degli organi interni
- miglioramento del tono muscolare addominale.
Alti livelli di aggressività aumentano del 29% la possibilità di morire d’infarto (del 50% in persone sessantenni).
(Anne Underwood su La Repubblica del 10/10/2005)
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In Italia 800 mila adolescenti soffrono di depressione…il suicidio è la seconda causa di morte nella fascia tra 15 e 19 anni e la percentuale è triplicata negli ultimi 30 anni.
(Su Io donna, supplemento del Corriere della sera, 1/10/2005)
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