sabato 10 ottobre 2009

Gioco

Nino non aver paura
di sbagliare un calcio di rigore
non è mica da questi particolari
che si giudica un giocatore
un giocatore lo vedi dal coraggio
dall’altruismo
e dalla fantasia…
(Francesco De Gregori, "La leva calcistica della classe ‘68")

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Dal 13 al 15 maggio, il cuore di Mantova – terra di Virgilio e dei Gonzaga, di Nuvolari e dei martiri di Belfiore – ha ospitato LudicaMente, la Fiera del Gioco non Tecnologico (www.ludicamente-mantova.it). Bambini di ieri e di oggi hanno ritrovato giochi dimenticati. Mediatori culturali provenienti dal Senegal, dallo Sri Lanka e dalla Tunisia hanno "tradotto" i giochi dei loro paesi…Un successo per l’associazione di giovani promotori, convinti, come lo storico olandese Johan Huizinga, che il gioco sia il motore dell’attività umana e stimoli il meglio dell’attività.
"Il bambino non sta più per strada – dice Novella Calvi, presidente dell’associazione – si avvicina ai coetanei con meno naturalezza. Circondato da giocattoli elaborati e costosi, spesso non si rende conto che il suo modo di giocare non è l’unico al mondo e che ci si può divertire con poco. Per imitare Schumacher, basta, invece, qualche tappino che serva da bolide, una pista di cartone e un po’ di fantasia". Anche per lo S-ciancol (la Lippa) non servono strumenti costosi, ma un pezzo di legno cilindrico, un manico di scopa e uno spazio dove non ci siano vetri da demolire. La Lippa risale all’Impero romano. A Roma si chiama Nizza, in molte parti del mondo prende altri nomi, come hanno dimostrato gli ospiti delle "culture altre". Due gessetti e un sassolino bastano per giocare a Campana, ma sulle regole si sono accese discussioni vivaci…
Grande afflusso al premio dei tappini in corsa, alla pista delle biglie nella sabbia, al salto della corda. Emozioni inedite per i bambini cresciuti a snack e playstation, subitamente stufi di giocattoli sofisticati, qui invece entusiasti e mai stanchi.
"Abbiamo impostato tutto sulla fantasia, sui materiali poveri e sulla comunicazione fra persone – dice ancora Calvi – ma non siamo contro la tecnologia, piuttosto contro il suo uso autistico…"
(Geraldina Colotti su Alias, supplemento settimanale del Manifesto)

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Ha rincorso la tecnologia e la moda, si è munita di telecomando e di chip, ha scoperto la consolle, si è lanciata su Internet…Ma non ce l’ha fatta. La Lego, storica casa di giocattoli, produttrice dei mattoncini di plastica più famosi del mondo, attraversa la crisi più grave dei suoi 73 anni di storia…
L’azienda nacque a Billund, in Danimarca, fondata da Oleg Kirk Christiansen, un falegname. Negli anni 40 inizia la produzione di mattoncini…Un successo che sembra non poter tramontare. Nascono i parchi a tema, i Legoland…Il parco di Billund è fatto con 45 milioni di pezzi.
…Ora la notizia della crisi e della vendita dei Legoland. La guerra dei giocattoli si fa dura. Ma fra tante incertezze per ora l’unica cosa certa rimane il mattoncino. L’intramontabile mattoncino sempre uguale a se stesso, semplice ed universale, sembra che continui ad essere lui, tra i prodotti Lego, il più resistente al declino.
(Marina Cavallieri su La Repubblica)

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Io non vinco tu non perdi. E’ il titolo del kit davvero speciale per promuovere l’educazione alla pace e la gestione dei conflitti tra ragazzi (6-18 anni), elaborato dal Centro psicopedagogico per la pace di Piacenza e diffuso dal Comitato Italiano per l’Unicef. Il testo, che si rivolge a insegnanti e educatori, contiene letture, casi studio, laboratori, attività didattiche, bibliografia, filmografia e indirizzi internet.
(Tel. 06 478091, www.unicef.it)
(Sul settimanale "Carta" n.13/2005)

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Hanno cominciato con il gioco del "se fosse" e concluso con la spiegazione di cos’è un videogame. Ma il momento più animato della festa promossa dagli operatori della cooperativa sociale Itaca di Pordenone, è stato sicuramente la gara tra trottole di legno. Protagonisti della festa sono stati i bambini della scuola elementare De Amicis e gli anziani di alcuni centri diurni di Pordenone, che erano stati coinvolti in questo allegro gemellaggio. Le cui parole d’ordine erano condivisione e confronto. "Verificando quanto realizzato nel corso del primo anno – spiegano le educatrici di Itaca che hanno lavorato al progetto – possiamo dire che siamo riusciti nel nostro intento di creare un gruppo di anziani capace di condividere e confrontarsi sui temi proposti, lasciando a ciascuno il proprio spazio per raccontarsi ed esprimersi. Siamo soddisfatti perché anziani e bambini hanno stretto un buon rapporto". Gli incontri si sono svolti presso i centri diurni e nelle aule della scuola elementare.
(f.dellapietra@itaca.coopsoc.it , sul settimanale "Carta" n.25/2005)

MC

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