Alla Confindustria la mossa di Consorte non è piaciuta affatto, perché, secondo la logica del "a ciascuno il suo mestiere", romperebbe le regole del gioco e gli equilibri consolidati. Secondo la Confindustria e secondo molti critici, sia di destra che di sinistra, le Coop sbagliano ad appoggiare la scalata perché le cooperative dovrebbero rimanere nei propri recinti, ovvero nel sociale, nelle costruzioni e nella grande distribuzione e non si dovrebbero occupare di alta finanza. Anche perché, aggiungono quelli che criticano da sinistra (per esempio la Cgil), l’operazione potrebbe mettere a rischio l’occupazione e il patrimonio delle stesse coop, visto che Bnl è una società quattro volte più grande di Unipol e soprattutto…in questo momento non sta nelle migliori condizioni possibili…
I dirigenti delle cooperative hanno risposto ai critici con vari argomenti. Non si tratta di un’operazione di "finanziarizzazione", ovvero di abbandono del capitalismo produttivo per quello più sicuro della rendita, dicono. Si tratta piuttosto di un’operazione che farà bene a tutto il mondo cooperativo perché produrrà nuovi posti di lavoro, nuovo sviluppo e soprattutto uno strumento molto potente per il finanziamento delle cooperative stesse…
(Paolo Andruccioli, "Viaggio nel mondo Coop", sul Manifesto del 29/9/2005)
* * * * * * *
Alla fine ha detto sì. Anzi un mezzo sì che suona quasi come un no. Ma non è stata una scelta facile…
Sulle prime Coop Lombardia si era schierata decisamente sul fronte dei contrari alla scalata Bnl insieme al plotone toscano…
"Le ragioni per partecipare o no all’operazione Unipol sono state puramente imprenditoriali, nell’autonomia di ogni singola azienda", spiega Mattia Granata, funzionario del settore industriale della Lega-coop-Lombardia… Ma non è stato un sì pieno. Ha aderito in misura inferiore rispetto alla propria partecipazione pro-quota nel capitale…
C’è chi dice che il sì lombardo sia arrivato solo dopo le pressioni di alcuni esponenti dei Ds…Un no della Lombardia avrebbe indebolito l’intera operazione.
(Giovanni Cocconi su Europa del 27/8/2005)
* * * * * * *
A chi renderà conto Giovanni Consorte dell’esito e soprattutto degli effetti della scalata Unipol alla Bnl? Al mercato, ai soci, ai politici o a nessuno?
…L’Opa Unipol altro non fa che scoperchiare le pentole e sollevare un problema di governance che non è nuovo ma che oggi diventa quanto mai attuale per il cosiddetto capitalismo cooperativo. L’accountability dei manager non è l’unica questione sul tappeto di un nuovo sistema di regole per il mondo della cooperazione, ma è sicuramente più rilevante di quanto finora si fosse immaginato…
…I privilegi fiscali avevano e hanno un senso per le coop più deboli che non sono in grado di intervenire sul mercato dei capitali di rischio e di debito: sono più difficilmente giustificabili per le società, controllate dalle cooperative, che puntano ad allargare il loro business anche attraverso la quotazione in Borsa…
…Non c’è ragione alcuna perché Unipol possa scalare la Bnl o la Bpi tenti di fare altrettanto con l’AntonVeneta senza che possa avvenire il contrario per la struttura proprietaria impermeabile che sta a monte delle società cooperative e che è salvaguardata dal voto capitario…
(Franco Locatelli sul Sole 24-Ore del 23/8/2005)
* * * * * * *
…Il presidente Aldo Soldi, che tra l’altro ci tiene anche a fare una precisazione sull’uso del prestito sociale per l’operazione Unipol (i risparmi dei soci non sono messi a rischio dalla ricapitalizzazione), spiega che uno dei fattori principali del grande successo commerciale delle coop, in particolare nel settore della distribuzione, sta nello stile di guida. Le cooperative, spiega il presidente di Unicoop Tirreno, sono cresciute in questi anni perché i dirigenti hanno dimostrato una grande capacità manageriale, che però è sempre stata mescolata a una coerenza con i princìpi e i valori che stanno alla base della cooperazione. "E’ qui il nostro segreto – dice Soldi – e io penso che se un giorno dovessimo rinunciare a una delle due gambe, andremmo incontro a un fallimento".
E’ lo stesso discorso che si tenta di applicare nelle nuove scuole di formazione dei quadri coop (sono ormai lontani i tempi delle Frattocchie, la scuola quadri del Pci, che sfornava anche i dirigenti delle coop rosse)…
…è utile raccontare quello che ci hanno detto i protagonisti a proposito del boom commerciale della cooperazione.
Il 50% del commercio equo e solidale italiano è da attribuire alle cooperative. Si tratta di un settore in espansione…
"Noi commercializziamo il caffè equo e solidale dal 1995 – racconta Domenico Brisigotti, responsabile prodotti a marchio…"
In questo settore il mondo delle coop sta investendo parecchio. Si allargano sugli scaffali i prodotti col marchio equo e solidale e le coop sono state protagoniste di battaglie anche di ordine culturale che potrebbero avere effetti diretti sul mercato. Un esempio noto? La battaglia del latte in polvere.
(Paolo Andruccioli, "Viaggio nel mondo Coop", sul Manifesto del 2/10/2005)
* * * * * * *
Perché il latte in polvere deve costare come lo champagne?
Latte in polvere a marchio Coop: tutta la qualità Coop, ma a soli 9.00 €.
Alimentare la qualità, alimentare la convenienza: ecco due obiettivi di Coop validi anche quando si tratta di dover alimentare i nostri bambini. Tutte le volte che le mamme italiane devono ricorrere al latte in polvere, infatti, nonostante l’ultimo intervento del Governo, si devono confrontare con prezzi doppi se non tripli rispetto alla media di molti Paesi europei. Per questo Coop ha deciso di fissare a soli 9.00 euro (a confezione da 900 g) il prezzo del proprio latte in polvere, cioè meno della metà di quello mediamente praticato in Italia. Per far crescere i più piccoli, e per far crescere il risparmio.
Il latte materno è il migliore alimento per il bambino. Coop raccomanda l’utilizzo di quello in polvere solo su consiglio del pediatra, quando l’allattamento non è possibile o è insufficiente. Il latte in polvere Coop è prodotto nel rispetto delle Direttive Europee e delle raccomandazioni ESPGAN (Società Europea di Gastroenterologia e Nutrizione Infantile). Disponibile dal 1° dicembre 2004.
(Pubblicità COOP su Scritto & Mangiato, supplemento del Manifesto in collaborazione con Slow Food)
Benvenuti al supermercato dell’accoglienza. Corsie ampie due metri, scaffali con spigoli smussati e scritte in braille. La sfida della Coop.
"Responsabilità sociale dell’impresa". Uno slogan che non ha molta fortuna in Italia, dove il capitalismo è spesso in versione "straccione", tipo prendi i soldi (incentivi, defiscalizzazioni) e scappa altrove (est europeo o paesi asiatici). Però ci sono sempre le eccezioni. E non poteva essere che la Coop – cooperativa di consumatori ormai diventata un colosso della distribuzione – a provare a mettere sul piano pratico un concetto altrimenti solo propagandistico.
Il risultato di questo sforzo lo si può vedere nel "supermercato dell’accoglienza", il cui primo prototipo a livello nazionale è stato presentato ieri a Bagno di Gavorrano, in provincia di Grosseto…
Si è cominciato dal parcheggio dove è stata creata un’ "isola protetta" che consente di arrivare fin dentro lo spazio di vendita. Una guida di mattonelle rilevate (un percorso "tattile") e un doppio corrimano (uno per normodotati, l’altro più basso per chi sta in carrozzella) sono le caratteristiche principali dell’ "isola". Anche all’interno il "percorso tattile" si snoda tra i banchi assistiti, e c’è persino un elimina-code che, oltre a stampare un numero, emette anche un messaggio vocale. L’attenzione ai dettagli è stata confortata dalla collaborazione di associazioni di settore (Federazione italiana superamento handicap, Cittadinanza attiva, Associazione disabili visivi, ecc.). Ed è sorprendente verificare come piccoli accorgimenti dal costo minimo possano cambiare sostanzialmente il modo di usufruire dello spazio…
La cosa più sorprendente di tutta questa attenzione sono i bassi costi: rispetto al progetto "classico", a Gavorrano si è speso soltanto un 3-4% in più. "Non temete che la concorrenza possa copiarvi?". "Magari!", è la risposta.
(Fr.Pi. sul Manifesto del 12/6/2005)
* * * * * * *
…stanno per arrivare le Librerie Coop, affidate alle sapienti mani di Romano Montroni. Che da "vecchia volpe", ha posto come base del suo progetto non l’assortimento o il margine di sconto al cliente, ma la formazione dei librai che dovranno dirigerle. La Coop, dal 2006, aprirà in centri commerciali e centri cittadini e ritiene vincente proprio crearsi un’identità forte per fidelizzare i futuri clienti…
(Stefano Salis sulla Domenica del Sole 24-Ore del 24/7/2005)
* * * * * * *
…la Coop ieri mattina ha presentato il primo shopper di plastica a tempo. Nel senso che mentre le altre buste di plastica impiegano centinaia di anni per degradarsi, quelle che dalla prossima settimana saranno utilizzate nei punti vendita Coop si degradano al 100% entro tre anni. Con l’occasione la Coop ha anche presentato alla stampa un altro prodotto ecologico: in sostituzione dei vecchi e inquinanti piatti e bicchieri di plastica, da alcune settimane è stata lanciata una linea di prodotti "Eco-logici Coop" non derivati dal petrolio, ma da materiale naturale derivato dal mais, che in un impianto di compostaggio industriale si degradano in meno di 50 giorni…
(Galapagos sul Manifesto del 2/6/2005)
* * * * * * *
I numeri sono ottimi: la Coop nel 2003 ha visto crescere la sua quota di mercato di circa mezzo punto percentuale al 17,7%. I numeri sono grandi: ci dicono che la Coop ha 5,5 milioni di soci, un fatturato che tocca gli 11 miliardi di euro, che è presente in 17 regioni e 86 provincie, oltre a 4 ipermercati in Croazia, che finora sono l’unica presenza all’estero della grande catena distributiva italiana…
Eppure il 2003 non è stato un anno facile: il ristagno dell’economia italiana ha ridotto il potere d’acquisto e si è ridotta la capacità di risparmio per la grande maggioranza delle famiglie…
Nonostante tutto questo la Coop cresce: lo dimostra l’aumento dell’11,3% del fatturato, ma anche la crescita dell’11,7% dell’occupazione.
Da circa 3 settimane (è stato eletto il 3 giugno) Aldo Soldi è il nuovo presidente della Coop. E’ abbastanza giovane, ha l’aria del manager…
"…la politica della convenienza rimane prioritaria, il contenimento dei prezzi un obiettivo imprescindibile della strategia di vendita. I nostri prezzi sono aumentati decisamente meno dei prezzi registrati dall’Istat…
Per la cooperazione quello della qualità è un altro punto imprescindibile. Non arretriamo di un millimetro, ci investiamo e ci investiremo risorse in abbondanza: 60 milioni di euro in cinque anni per la qualità e la sicurezza dei prodotti. Per l’ortofrutta e le carni abbiamo inserito il simbolo ‘quadrifoglio’ che significa ‘qualità sicura Coop’. Nel settore dei prodotti biologici , nel 2003, abbiamo registrato un incremento delle vendite del 25%…
Il modello Coop tende a garantire sicurezza e qualità attraverso lo sviluppo di una filiera garantita ‘dal campo alla tavola’ e rispetto ai prodotti Ogm abbiamo certificato ‘No-Ogm’ tutti i prodotti a marchio Coop e tutta l’alimentazione animale…
Con uno slogan posso dire che l’obiettivo è ‘valorizzare l’italianità’ cercando di migliorare i rapporti con i produttori italiani…
La flessibilità è necessaria in un’attività come la grande distribuzione, poiché flessibile è la presenza dei consumatori. Abbiamo comunque dichiarato alle organizzazioni sindacali, in fase di rinnovo del contratto collettivo, che non siamo interessati ad usare gli strumenti più feroci e spersonalizzanti che la nuova normativa consente. La coerenza con i princìpi cooperativi deve orientare ogni comportamento, compreso il rapporto di lavoro".
(Galapagos sul Manifesto del 2/7/2004)
* * * * * * *
Azionisti o soci? Il rischio di stare in borsa. Il caso Unipol ha fatto esplodere la polemica sulle "scatole cinesi".
…Nessuno nega alle cooperative di crescere e competere sul mercato, spiega Messori (economista Fondazione Di Vittorio, ndr). Anzi la loro crescita e il loro consolidarsi rappresentano uno dei pochi tratti positivi di questo periodo di crisi. Il problema nasce piuttosto quando una società quotata in Borsa viene controllata da un gruppo di cooperative come succede per Unipol, con un sistema che diventa molto simile a quello delle cosiddette "scatole cinesi", che tanto si criticano per il capitalismo "normale". La struttura piramidale che si crea in questi casi, spiega Messori, rischia di avere effetti deleteri dal punto di vista del controllo dei manager, della trasparenza e della "contendibilità" dell’azienda. Una struttura tipo quella dell’Unipol, società per azioni quotata in Borsa, ma controllata da holding a loro volta controllate da un gruppo di cooperative, rischia di creare una struttura chiusa, non scalabile. La proposta di Messori, dunque, non è quella di trasformare tutte le cooperative esistenti in Spa, ma di trasformare in Spa le cooperative che controllano società quotate in Borsa.
(P.A. sul Manifesto del 6/10/2005)
* * * * * * *
Nel consiglio di amministrazione della nuova (eventuale) Bnl non ci saranno però solo i rappresentanti di Unipol, che alla fine dei giochi dovrebbe detenere il 51% delle azioni. Ci saranno ovviamente anche tutti gli altri protagonisti della scalata…Nel nuovo Cda di Bnl, dopo l’Opa, siederanno quindi i rappresentanti di Holmo, ovvero le cooperative più grosse del mondo della Lega, insieme ai tedeschi di Deutsche Bank, agli americani di JP Morgan, ai rappresentanti del Monte dei Paschi di Siena…e anche quelli di Hopa, la finanziaria di Emilio Gnutti, detto Chicco, l’uomo che con Ricucci e Fiorani è stato al centro dell’attenzione estiva proprio per le scalate e le intercettazioni telefoniche. Lo stesso finanziere che era stato già alleato con Consorte ai tempi della scalata Telecom, lo stesso finanziere che passa per amico di Silvio Berlusconi. Un intreccio, dunque, inedito, che ha fatto scaldare il dibattito estivo sulla nuova questione morale e sui rapporti tra mondo delle cooperative e i partiti della sinistra, Ds in prima fila…
(Paolo Andruccioli sul Manifesto del 13/10/2005)
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento