Berlino è la città che rappresenta con più forza il nesso esistente fra l’architettura e l’ideologia. Nel corso dei secoli i governanti hanno più volte introdotto nuovi stili per spazzare via quelli vecchi…Negli anni Cinquanta e Sessanta il rifiuto dell’architettura tradizionale fu una scelta precisa. Nasceva dalla mentalità della Stunde Null, l’ "ora zero", che imponeva di tirare un frego sul passato della Germania e ricominciare da capo…furono demoliti centinaia di edifici danneggiati soltanto in parte, che avrebbero potuto benissimo essere recuperati…Andarono così perduti molti tesori…
A ispirare tanta furia distruttiva era il desiderio dei tedeschi di recidere il legame con il passato nazista. Tutti gli stili tradizionali, "contaminati", dovevano sparire per lasciare il posto al modernismo internazionale, che appariva politicamente corretto perché era nato negli Stati Uniti…
(Alexandra Richie, "Berlino – storia di una metropoli")
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Certo, la periferia somiglia ancora a Calcutta. Ma in centro è tutto un altro film. Palazzi zebrati, casermoni rosa e viola, baracche sbancate per recuperare la passeggiata lungo il fiume. Per il giovane sindaco, il nuovo look della capitale albanese è un segnale di riscossa. A tinte forti.
Come si diventa il "Miglior sindaco al mondo"? La ricetta di Edi Rama, detentore del titolo (assegnato annualmente con una votazione on line) e vulcanico primo cittadino di Tirana, è semplice: date un po’ di colore al grigiore quotidiano e anche l’umore dei vostri concittadini cambierà. In pratica: vernici e pennello in mano agli studenti delle scuole d’arte, e i grigi casermoni d’epoca comunista che erano l’orrendo biglietto da visita della capitale albanese si sono trasformati in tavolozze naïf dai colori sgargianti. Con quattro soldi, la città ha cambiato faccia…Il prestigioso Art in America le ha addirittura dedicato la copertina, il governatore della Puglia in una recente intervista a Io donna ne ha elogiato la rinascita e architetti di grido le stanno disegnando uno skyline ipermoderno. Solo un furbo maquillage?…
"L’operazione dei colori ha un valore tutt’altro che estetico" esordisce il quarantunenne sindaco… "E’ stato il segnale di riscossa di una città che, dopo cinquant’anni di collettivismo, si era ubriacata di individualismo e aveva mollato i freni: le facciate, deformate da chi trasformava la casa in magazzino o in negozio, da chi aggiungeva una loggia o chiudeva un balcone, erano come bombardate. In questa anarchia, solo i colori potevano fare da collante. Un arcobaleno che ha ridato dignità ai palazzi. Psicoterapia sociale, se vuole: con la dignità, sono tornati anche il senso di responsabilità e l’ottimismo"…
Rimosso l’ingobrante passato ("Abbiamo spazzato via 500 case abusive e 123mila tonnellate di rifiuti" ricorda il sindaco), Tirana pensa al futuro: rimette in sesto i palazzi in stile Littorio ma sogna uno skyline tutto nuovo, modello Shanghai…
(Ermanno Lucchini sul supplemento Io donna del Corriere della sera 8/10/2005)
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Laurentino 38 non è una Banlieue, ma avrebbe potuto esserlo. A cominciare dall’ispirazione architettonica. In Francia comincia negli anni ’60, in Italia dieci anni dopo, ma il "sogno" è lo stesso: costruire unità abitative autonome, un po’ socialismo reale. La microcittà perfetta e perfettamente organizzata che si accomoda placidamente ai margini della megalopoli. Ma Laurentino, che sorge a sud di Roma, assomiglia alle banlieue parigine anche per un altro motivo: nasce alla fine degli anni ’70 per ospitare i baraccati, cioè i lavoratori – molto spesso "immigrati" meridionali – che avevano lasciato le campagne per raggiungere la città.
…La "visione" del grande architetto Pietro Barucci non resse all’esistente. Lui aveva immaginato un quartiere a due strati. Uno sotto per le automobili e uno sopra, interamente pedonale, caratterizzato da undici ponti. Queste passerelle dovevano essere il cuore del quartiere, scintillanti di negozi e servizi. Ma il progetto non funzionò. Non arrivarono i negozi, i pochi che aprirono chiusero presto. E non arrivarono nemmeno i servizi… Ma chi abita in questi spazi? Italiani e immigrati, soprattutto marocchini…27 mila abitanti, dove ci sono due farmacie, non c’è una banca, non c’è un ufficio postale, non ci sono autobus notturni…
(Cinzia Gubbini sul Manifesto del 10/11/2005)
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Come fa una città a diventare creativa? Semplice: lo decide. La ricerca su città e creatività è stata commissionata dall’Ance (Associazione nazionale costruttori edili) al gruppo di consulenza Ambrosetti e sarà discussa in un convegno alla Triennale milanese…
…Austin (Texas, ndr), uno dei luoghi col più alto tasso di creatività nel mondo. Il segreto? Sta nelle "tre T": talento, tecnologia, tolleranza. Perché la città dei creativi è anche aperta e multietnica. Una vera città "globale".
Shanghai, Austin e Dublino sono tra i modelli da seguire. A Londra è attivo un comitato che ha lo scopo di migliorare la qualità della vita con continue innovazioni…la gente preferisce abitare nei luoghi densi di stimoli, ricchi di servizi e infrastrutture, dotati di architetture simboliche e affascinanti, aperti alle nuove idee.
…Ormai il 50 per cento della popolazione mondiale vive in città…la città è da sempre sinonimo di "civiltà"…Se la concezione usuale di "creatività" si riferisce a professioni che hanno a che vedere con l’arte e con l’estro, quando ci si confronta con le sfide globali si scopre che creatività significa capacità di risolvere problemi complessi…
(Leonardo Servadio su Avvenire del 6/7/2005)
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…E’ così che da circa cinquant’anni, con precisione assoluta, Hong Kong – prima inglese, oggi cinese – affronta e risolve il proprio problema abitativo. Le torri di appartamenti sono il suo genius loci e la sua griffe architettonica…la variante più estrema – quella tutta verticale – della metropoli asiatica. Che a sua volta è diventata, come ha confermato una recente ricerca dell’Urban Land institute, il parametro del futuro…
Forse la sola città al mondo senza suburbi fatti di villette, giardinetti e garage. Per questo è assolutamente ecologica: altissima densità di abitanti (6250 per kmq, 80% di aree verdi), uso ristretto dell’automobile, efficientissimo trasporto pubblico.
…In Europa e in America vige ancora l’idea ottocentesca che sovraffollamento e criminalità siano tra loro collegati, e che la qualità della vita derivi dalla quantità di spazio. Di conseguenza, pensiamo che l’alta densità sia indice di basa qualità. Ma Hong Kong è una delle città al mondo col più basso tasso di criminalità, e la densità sembrerebbe connaturata alla sua immagine e al suo stile di vita…
(S. Brandolini su D-La Repubblica delle Donne di Repubblica del 15/10/2005)
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Mario Botta: "Le nostre città? Meno avveniristiche e più abitabili". All’architetto ticinese assegnato il premio "Grinzane Cavour – Alba Pompeia" per il suo impegno per il territorio.
"Se quando costruiamo raggiungiamo la bellezza, abbiamo già risolto tutti i problemi. Il fatto è che spesso gli architetti sembrano non conoscere le esigenze delle persone…
Un concetto fondamentale per chi progetta è quello della permanenza. Gli edifici non si possono spostare…un edificio va pensato nel luogo preciso dove dovrà sorgere, in relazione allo spazio geografico, alla luce, al contesto storico, umano, sociale. Questo perché l’architettura trasforma una condizione di natura in una condizione di cultura, portando a un nuovo equilibrio reciproco i due elementi. Perciò l’architetto deve interpretare il luogo, e dunque la sua sensibilità culturale è quasi più importante delle competenze tecniche…"
(Dall’intervista di Roberto Carnero sull’Unità del 9/10/2005)
MC
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