sabato 10 ottobre 2009

Psicofarmaci, depressione, bambini, salute, culture



Dopo aver allentato i legami sociali e i vincoli affettivi, per l’esasperato individualismo ed egoismo che si va diffondendo nella nostra cultura, oggi incominciamo a pagarne i costi in termini di tragedie umane e di inutile dispendio economico. Se un bambino è un po’ vivace e turbolento, magari perché è chiuso in casa e non ha spazi di gioco dove sfogarsi, o perché è bloccato in un’aula di scuola cinque ore al giorno con spazi ricreativi che si riducono a dieci minuti di pausa, invece di creare strutture dove possa esprimere il suo bisogno di muoversi, gareggiare, primeggiare, viene etichettato come affetto da un "disturbo da deficit di attenzione con iperattività" e, con questa diagnosi, inviato da uno psicologo o curato con farmaci.
Se una mamma non ce la fa più a seguire i suoi bambini nel chiuso di un appartamento, dove il vicino è uno sconosciuto, in quella solitudine che le sequestra e le aliena il suo corpo, il suo tempo, il suo spazio, il suo sonno, la sua vita sociale, e a un certo punto arriva, se non ad ammazzare il figlio, a crescerlo con aggressività o profonda stanchezza e demotivazione, invece di creare strutture educative, nidi, asili, scuole a tempo pieno, le si appioppa una diagnosi di "depressione" e la si manda da uno psicoterapeuta cui versa l’equivalente in denaro della retta di una struttura educativa, che consentirebbe al figlio di crescere bene socializzando, e alla madre di non perdere la stima di sé.
Ho letto recentemente sul Daily Telegraph che in America l’80 per cento della popolazione usufruisce di cure psicoterapeutiche (contro il 14 per cento negli anni ’60) mentre il sociologo John Nolan, nel suo recente libro The Therapeutic State, ci informa che "Negli Stati Uniti ci sono più psicoterapeuti che librai, pompieri, postini, e addirittura due volte più che dentisti e farmacisti. Gli psicologi sono battuti numericamente solo dai poliziotti e dagli avvocati". Società d’avanguardia come Whitbread Cable and Wireless hanno inserito l’offerta terapeutica nel contratto dei dipendenti, mentre altre forniscono ai propri licenziati assistenza psicologica, quando invece costoro avrebbero bisogno semplicemente di un nuovo posto di lavoro.
…Il risultato è che i legami sociali, dove queste difficoltà potrebbero trovare soluzione, non vengono neppure presi in considerazione e, con una lettura perversa che induce a considerare le conseguenze dolorose di un disagio reale come problemi psichici dell’individuo, si favorisce la frammentazione sociale dei singoli, sempre più isolati e chiusi nelle loro problematiche…
…Il vissuto di dipendenza che così si diffonde crea una società acquiescente e conformista: quanto di più desiderabile possa attendersi chi esercita il potere…
(Umberto Galimberti sul supplementoD-La Repubblica delle Donne di Repubblica del 2/7/2005)

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E se la grande bolla speculativa dei mercati americani degli anni ’90 non fosse altro che un effetto collaterale dell’uso (e dell’abuso) dei farmaci antidepressivi? L’ipotesi è stata sostenuta seriamente nel 2000 da un professore dell’Università del Michigan, Randolph Nesse, autore con George Williams di Why we get sick: the new science of darwinian medicine. Che sia vera o no, essa parte da una premessa incontestabile. Sulla presenza massiccia della psico-farmacologia e sulla sua influenza nella nostra società c’è ben poco da dubitare. "Se milioni di americani assumono antidepressivi come il Prozac e gli individui in terapia corrispondono proprio al "tipo" sociale dell’agente di borsa (giovane, colto, stressato) si può stimare che almeno un quarto degli operatori del settore finanziario assuma antidepressivi. Che effetto avrà avuto sul loro lavoro e sui risparmi di milioni di cittadini la nota tendenza a diventare imprudenti, impulsivi ed euforici innescata dai farmaci?" Così lo storico Pietro Adamo e il neuropsichiatra infantile Stefano Benzoni riassumono la questione…
(Armando Massarenti sul supplemento Domenica del Sole 24-Ore dell’11/9/05)

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L’America tira il freno: mai più psicofarmaci ai bambini. Di fronte al dilagare delle prescrizioni degli antidepressivi ai piccoli – dai 7 ai 12 anni – la Fda ha commissionato uno studio indipendente da cui è emersa la pericolosità di questa pratica e ha emesso un ‘warning’. Immediato il crollo delle vendite.
…in America veniva comunemente accettato il fatto che ai bambini si dessero gli antidepressivi.
…Ma perché in America è scoppiata questa follia? Probabilmente, oltre al potere di convincimento delle industrie farmaceutiche, è stata decisiva la differenza del canale distributivo. Per i farmaci da prescrizione, quali sono chiaramente gli antidepressivi, il medico prepara un foglietto che il paziente consegna al farmacista. Quest’ultimo lo legge e prepara seduta stante una boccetta con il numero esatto delle pillole prescritte, e conclude attaccandoci un post-it con le istruzioni per la somministrazione. Non esiste, in pratica, il foglietto illustrativo…viene azzerata la possibilità di rendersi conto delle controindicazioni. "E poi c’è il fatto che, indipendentemente dall’età, quando si prescrive un antidepressivo bisogna anche impostare un’analisi profonda, il che in America avviene sempre meno perché le assicurazioni hanno tirato il freno su quest’ultima pratica, dicendo che è costosa e troppo lunga", ricorda l’analista Luisa Della Porta…
(Eugenio Occorsio sul supplemento Affari & Finanza di Repubblica del 17/10/2005

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L’uomo che permise all’occidente di sopportare se stesso. E’ morto a 97 anni Leo Sternbach, l’inventore del Valium e di molte altre benzodiazepine. Che hanno cambiato la vita degli occidentali a colpi di pillole.
…Nel 1963 fu la volta del Valium, tre volte più "tranquillizzante". La medicina cambiava sostanzialmente il proprio obiettivo: da "curare i malati" a "far vivere più serenamente". Di lì il diluvio delle droghe psicotrope che avrebbero posto le basi farmacologiche per rendere psicolabili intere popolazioni…
Fu una mania. Liz Taylor viaggiava abitualmente con un bicchiere di whisky in una mano e un flacone di Valium nell’altra. Le madri stressate presero a bombardare di pillole i figli "disturbatori"…Per Leo fu la consacrazione. A un certo punto il 28% dell’intero fatturato della Roche dipendeva dalle sue scoperte: 241 brevetti, 122 pubblicazioni, premi a non finire, l’ingresso nel novero degli americani più influenti del secolo. Cercava la pace e lo "star bene", contribuì a farne un business…
(Francesco Piccioni sul Manifesto del 2/10/2005)

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"I ragazzi sono molto diversi oggi, sento che ogni madre lo dice. La madre ha bisogno di qualcosa che la calmi. Anche se non sono realmente ammalate c’è una pillolina gialla per loro. Lei cerca rifugio in questo piccolo aiuto. E questo l’aiuta nella sua indaffarata (e incasinata) giornata". E’ Mother’s little helper che Mick Jagger dei Rolling Stones canta nel 1966…
(Roberto Suozzi sul Manifesto del 2/10/2005)

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…arriva in libreria la prima enciclopedia pop sugli psicofarmaci. Si chiama Psychofarmers (Isbn Edizioni, 16.50 euro) ed è una storia dalla A alla Z scritta da Pietro Adamo e Stefano Benzoni (docente di storia moderna il primo e neuropsichiatra infantile il secondo) e illustrata con pubblicità e slogan presenti e passati. Voci da leggere una dopo l’altra, o saltellando e seguendo i rimandi, per arrivare infine alla domanda messa nero su bianco e alla portata di tutti: che cosa curano gli psicofarmaci?
(Su D-La Repubblica delle Donne di Repubblica del 10/9/2005)

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"Ridere fa buon sangue" non è più solo saggezza popolare ma anche evidenza scientifica. A confermarlo è la psico-cardiologia, la scienza che studia le connessioni profonde tra emozioni e sistema cardiovascolare. E che dimostra come stress, depressione e aggressività facciano molte più vittime di quanto crediamo. E come invece le emozioni positive, riso in testa (anche solo 15 minuti al giorno), facciano bene diminuendo il rischio di infarti e allungando la vita.

La forza di una risata:
- aumento dell’ossigenazione del sangue
- ricambio della riserva d’aria nei polmoni
- stimolazione e produzione di serotonina ed endorfine
- stimolazione e produzione di anticorpi
- i movimenti del diaframma aumentano l’irrorazione sanguigna degli organi interni
- miglioramento del tono muscolare addominale.
Alti livelli di aggressività aumentano del 29% la possibilità di morire d’infarto (del 50% in persone sessantenni).
(Anne Underwood su La Repubblica del 10/10/2005)
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In Italia 800 mila adolescenti soffrono di depressione…il suicidio è la seconda causa di morte nella fascia tra 15 e 19 anni e la percentuale è triplicata negli ultimi 30 anni.
(Su Io donna, supplemento del Corriere della sera, 1/10/2005)
MC(2 di 2)

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